Io sono il signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di Me.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Oggi è stato il “giorno della rabbia”. In tutto lo Yemen si sono svolte manifestazioni per ricordare i martiri di Gaza.
Sotto la finestra di casa nostra scorreva il corteo dei manifestanti scandendo il motto: “birruh, biddam, nafdika ya Saddam” (Con l’anima, col sangue, ti vendicheremo Saddam) chi teneva cartelli e striscioni, chi bandiere di Hamas o di Hezbollah, chi impugnava razzi qassam di cartone.
La manifestazione si è protratta a lungo ed alcuni manifestanti continuano a passare sotto casa anche adesso, che sono le sei di sera.
Ad ora di pranzo scendiamo per andare a mangiare una “fahsa”, keffiyya sulla testa ci inoltriamo in mezzo alla folla.
La città era in fermento, tutti i locali pieni di gente che indossava sulla fronte fascette di Hamas con la scritta “non v’è divinità all’infuori di Dio e Muhammad è il suo profeta” In un ristorante vediamo un gruppo di sfortunati turisti, presumibilmente del Nord Europa, in difficoltà in mezzo alla folla di gente eccitata dall’evento. Per strada un uomo con un passamontagna e una divisa militare si fa fotografare in groppa ad un cavallo, mitra in mano.
Il clima mi sembrava di festa, piuttosto che di protesta, con gente ferma sui marciapiedi a sorseggiare un tè, mentre osservava le jeep cariche di uomini che scandivano slogan. A piazza Bab al Sabah bambini correvano da un chiosco all’altro, tenendo in mano poster con una fotografia delle vittime della “striscia”, il nome Gaza scritto a lettere cubitali grondanti sangue.
Lungo la strada, resa inagibile dalla folla, tanto che bisognava camminare rasente i muri, era impossibile trovare un taxi. A quel punto è arrivato Neshwan col suo “dabab” (sorta di pulmino a sette posti). Neshwan è un ragazzo yemenita, completamente schizzato e coi capelli sparati, col chiodo della musica Techno, Trance, House, Hard Core, ma soprattutto dello Hard Style. Quando saliamo comincia a mettere cassette Hard Core cantando a memoria tutti i fraseggi di synth. A un certo punto comincia a dire : - i denti, i denti! Serrando gli incisivi ed emettendo dei suoni soffocati, mentre con un dito si colpisce la gola dicendo : - questo è hard style! Questo è hard style!
Il suo dabab, a differenza della maggior parte degli altri, può dirsi pulito. I sedili conservano il loro rivestimento in simil-velluto infiorato e all’interno dell’abitacolo sono montati due diffusori da paura che reggono egregiamente lo stereo a volumi da stadio.
Neshwan ci accompagna ad un ristorante per mangiare con noi, a quanto pare gli stiamo simpatici. Quando deve frenare per via di una coda o di un vigile lo fa in modo da far sobbalzare il pullman a ritmo di musica:
- “Vita narcotica”, la conosci?
- Eh…no.
- Come no??? L’artista è italiano, è importantissimo, come no??? Questo pezzo invece si chiama “Cosmic Gates”! Sai com’è in arabo?
- Abwab Kawniyya!
- Bravo!!! – e scoppia in una fragorosa risata.
- Io sono convinto – continua – che la gente del mondo parla tutta la stessa lingua! In inglese helicopter, in arabo helikubter, in italiano?
- Elicottero…
- Vedi? Tutti la stessa lingua!
Quando il dabab di Neshwan attraversa le stradine della città vecchia come della città nuova, la gente lo riconosce per il volume di quella musica allucinante che probabilmente è l’unico in tutto lo Yemen a conoscere ed apprezzare. I passanti si girano al nostro passaggio facendo ampi saluti con la mano e sorridendo.
- Neshwaaaaan! - Grida qualcuno.
Lui ricambia con un cenno della mano e un sorriso.
- La senti questa? Questa è come un dinosauro che arriva!
Mette una mano ad artiglio e comincia a mimare la camminata di un dinosauro.
- Dinosaur in inglese, dinosaur in arabo…com’è in italiano?
- Dinosauro…
- Ah ah ah! Le lingue si somigliano tutte!
- Beh…più o meno…
- Ah no! Io sono convinto di questo! Senti senti! Questa è Judgement Day! Yawm al qiyama!!!
A parte tutto Neshwan conosce più parole inglesi di molti professori universitari, riesce persino a fare delle piccole frasi miste arabo-inglese che però sono perfettamente comprensibili…
Dopo un ottimo pranzo che ovviamente gli offriamo, invece di accompagnarci a casa comincia a portarci in giro per le strade senza meta.
Ad un incrocio un bambino che vende bottiglie d’acqua con un’espressione triste ci chiede se ne vogliamo una. Neshwan gli urla “Hard Style!!! Dj Neswuan!!!” alza il volume e comincia a fare il dinosauro. Il bimbo ride. Un sorriso bellissimo.
- Questa – ed alza la mano ad artiglio sopra la sua testa – è come un fuoco. Il fuoco che scende dal Cielo e spazza via tutto!
Quando dallo stereo si sente un suono elettronico come di un’esplosione, lui affonda l’artiglio contro il parabrezza, rovescia gli occhi all’indietro e contorce la faccia in un’espressione di dolore.
Avanti e indietro per la città, il sole comincia a tramontare dietro le montagne aride, ammantando la moschea del rais in una luce arancione che la foschia e lo smog diffondono ovunque, conferendole una consistenza lattiginosa.
- Che bella giornata, la temperatura è ok, il traffico è ok. Tutto bene. Questa qui, questa è un angelo. Un angelo che scende dal cielo. Conosci gli angeli? Hai una fidanzata? Se ce l’hai, immagina che sia un angelo.
Incantato dalla vista della moschea lascia il volante, e comincia a mimare di filmare la scena.
- Questo è un film dove tu ti ricordi della tua fidanzata. Lei adesso è un angelo che arriva e tu piangi perché ti manca.
Neshwan sembra voler svegliare la sonnacchiosa Sanaa, fatta di donne velate di nero, di macerie e spazzatura, di storpi, di bambini mocciolosi e lerci, di religiosi sussiegosi, di bigotti e di vecchi rugosi e inturbantati che osservano la strada con espressione indifferente, la jambiyya che spicca sulle loro pance di vecchi.
- Hard Style!!! – e si picchia sulla gola emettendo quel suono soffocato.
Ci porta per strade deserte chiedendoci di tradurre parole in italiano, arabo e inglese. Si esalta perché un dj che ha fatto un disco che si chiama “Rivoluzione” usa lo pseudonimo di “Punk ribelle”: - Il bello dei soprannomi è questo. Che possono essere meglio dei nomi!!!- Ride di gusto.
- Lo sai com’è “revolution”, “thawra” in italiano?
- Rivoluzione.
- Quello è il mio sogno. La rivoluzione! La rivoluzione!
E’ bello ascoltare i deliri religiosi di Neshwan sollecitati dalla musica a tutto volume: - Questa musica mi fa sognare, posso immaginare qualsiasi cosa! - Il suo dabab sembra un microcosmo completamente separato dal resto del mondo. Un’astronave comandata da un pazzo che fa ridere la gente. Ha un’immaginazione infinita, non fa che descrivere scene di demoni, di fine del mondo, di giorno del giudizio, di angeli bellissimi che piangono di dolore. Fa il dinosauro, sogna la rivoluzione. Quando torniamo in centro vediamo ancora dei manifestanti in giro. Neshwan ci chiede se conosciamo “Tune up”, quando gli diciamo di no ce la fa sentire, poi ci saluta calorosamente con dei gran sorrisi. Scendiamo davanti casa.
Un cartello mostra la parola “Gaza” grondante sangue, sotto c’è la foto di un bambino con del sangue che gli esce dagli occhi.

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