martedì 13 gennaio 2009

La guerra delle parole

In questi giorni gli occhi dell'opinione pubblica mondiale sono puntati su Gaza e sulle ennesime violenze che insanguinano la terra di Israele/Palestina.
Fiumi di parole scritte, interventi ONU, commenti da parte di politici di giornalisti e così via, il solito circo mediatico, con punte surreali quali le accuse di Israele verso il cardinal Martino. Da "La Repubblica" dell'otto gennaio 2009: "«Gaza somiglia sempre più ad un campo di concentramento», accusa il cardinal Renato Raffaele Martino. Quel porporato «parla come Hamas», replica a stretto giro lo Stato ebraico."
Mi ha rammaricato il fatto che Marco Travaglio, forse il giornalista più importante di questi anni in Italia, abbia sottovalutato il significato delle violenze che Israele sta perpetrando ai danni della popolazione di Gaza dicendo che “Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani”
Per quanto mi riguarda non amo mai parlare della cosiddetta "questione palestinese", perchè ci si perde inevitabilmente in una cronologia complicatissima di risoluzioni ONU e patti vari che di solito non fa altro che confondere le idee; perciò cercherò di evitare simili argomentazioni e, cercando di essere il più equanime possibile, dare una visione "umana" della faccenda. Perchè il problema quando si parla di Israele è sempre lo stesso. Come ebbe a dire il compianto Edward Said, non si capisce perchè di fronte ad altri casi di oppressione, come fu per l'apartheid in sudafrica, si sia riusciti a creare un consenso mondiale a favore degli oppressi, mentre per la Palestina non ci si riesce.
Qualcuno sostiene che l'attacco isareliano sia dovuto alla violazione di una tregua tra le parti da parte di Hamas, col lancio di razzi qassam contro lo stato ebraico.
Ma io vorrei riflettere su questo: si può parlare di "stati di tregua" nel momento in cui c'è un popolo che vive sotto il controllo militare di uno Stato confinante? Quando questo popolo occupa un territorio diviso, frazionato, attraversato da muri di cemento con filo spinato e guardie armate, con torrette di avvistamento, con blocchi stradali, dove per potersi spostare da un posto all'altro servono permessi militari (all'interno del proprio Paese!!!). Quando un popolo vive sotto la minaccia di non trovare mai più casa propria? (Visto che il governo israeliano non fa niente per bloccare nuovi coloni che letteralmente "erodono" il territorio Palestinese a forza di Bulldozer e costruendo nuove case?) Una terra la cui acqua viene sistematicamente deviata da Israele, e quella poca che rimane viene intenzionalmente avvelenata dalle industrie dello Stato Ebraico? Una terra dove agli uomini viene tolto il diritto di pregare, perchè le moschee vengono distrutte assieme alle case, dove non hanno il diritto di studiare, perchè le scuole vengono distrutte assieme alle moschee e alle case, dove sistematicamente si cerca di annientare qualsiasi forma di civiltà? Certo, Hamas è un movimento di stampo terroristico, e se andate a leggervi il manifesto di Hamas scoprirete che è loro ferma intenzione "cancellare lo Stato ebraico", il che, ovviamente, è un proposito violento e lesivo della vita umana. Ma come ha dichiarato l'ex ministro degli esteri Massimo d'Alema:
«Guerra contro Hamas è un'espressione partigiana dell'esercito israeliano. Si tratta di una vera e propria spedizione punitiva dove sono stati uccisi già circa 300 bambini. Come si combatte il fondamentalismo? Con il massacro di bambini il fondamentalismo si rafforza». Certo Hamas ottiene molti consensi sia presso i Palestinesi che presso buona parte dell'opinione pubblica araba. Sono di rimasto di stucco quando il mio amico Francesco, parlando con Zeyd al-faqih, uno scrittore Yemenita, alla domanda sul perchè gli arabi appoggiano i Palestinesi solo in quanto correligionari e non per ragioni umanitarie e sociali, si è sentito rispondere che ciò avviene perchè l'Islam contempla l'idea del Jihad. Per tanto l'Islam è il veicolo di mobilitazione più potente a disposizione degli arabi musulmani che appoggiano la causa palestinese. Purtroppo la questione è soggetta a continue distorsioni e manipolazioni in senso politico e religioso che non fanno che intessere una rete di relazioni ideologiche attorno alla vita di civili massacrati. Perchè diciamo anche che il grado di legittimazione dei governi arabi è basso o nullo, e gli fa comodo indirizzare il malcontento arabo contro il nemico sionista. Qui in Yemen è successo che alcune persone siano rimaste avvelenate per aver masticato del qat di pessima qualità, e qualcuno ha messo in giro la voce che si trattasse di qat israeliano mandato apposta per avvelenare gli yemeniti.
E intanto a Gaza si muore. Sotto il fosforo bianco, se possibile.
Tutte le informazioni possibili e immaginabili sulla faccenda si possono trovare in qualsiasi giornale, o libro, e non c'è bisogno di essere un cronista di guerra per sapere cosa succede davvero in Medio Oriente.
Ma soprattutto, non abbiamo forse il dovere, come singoli, di mettere da parte ogni pregiudizio, e renderci conto che le dichiarazioni del governo israeliano sono perfettamente omologhe a quelle di Hamas?
La realtà è sotto gli occhi di tutti, eppure, cosa ci impedisce di vedere?



2 commenti:

  1. La Spinelli ha scritto un ottimo editoriale sul tema:

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5463&ID_sezione=29&sezione=

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  2. Un altro articolo, ma questa volta di Henry Levy, un amico di Ferrara, di posizioni leggermente filo-israeliane:

    http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_07/ostaggi_hamas_bernard_henry_levy_882beaa6-dc8b-11dd-8a8f-00144f02aabc.shtml

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