giovedì 15 gennaio 2009

Club Russo - il gusto pieno di Djibuti.

Sanaa non è una città particolarmente nota per la sua vita notturna. In linea di massima le strade sono già deserte alle 11.00 di sera, non ci sono locali o bar dove andare, e il divieto di vendere e consumare bevande alcooliche non fa che contribuire al generale clima di austerità.
Per tutte queste ragioni gli stranieri che vogliono bersi una birra, o concedersi un po' di svago, si rifugiano in quella che qui chiamano la "città turistica", dove si possono trovare ristoranti e locali che vendono bevande alcooliche.
La sera di Capodanno, per mantenere un qualche contatto con le nostre origini italiane, e quindi di gente avvezza all'alcool, avevamo deciso di festeggiare proprio nella città turistica, ad un fantomatico "club russo" di cui avevo sentito parlare.
L'ingresso della "città turistica" consiste in un paio di posti di blocco, con protezioni in cemento e militari armati, che garantiscono l'incolumità degli stranieri da eventuali yemeniti male intenzionati.
Bisogna tenere presente che lo Yemen è un Paese molto conservatore, ed in generale il consumo di alcool è tenuto in pessima considerazione...
Le guardie ci controllano attraverso i finestrini del taxi, aprono il baule per sincerarsi che non portiamo bombe, razzi o tritolo, e ci fanno passare. Superati i cancelli il taxi percorre delle stradine su cui si affacciano a destra e a sinistra dei palazzetti prefabbricati che hanno più l'aria di essere abitazioni che locali. Ci fermiamo nei pressi del "club russo". All'esterno c'è un recinto, su cui si apre un piccolo cancello guardato da un personaggio incredibile: "Faccia di merda", come lo ha definito qualcuno, mi sembra una definizione azzeccata. Sembra uscito direttamente da un film di gangster tipo "gli intoccabili" , oppure da "Anche gli angeli mangiano fagioli" con Giuliano Gemma e Bud Spencer. E' un tizio di media statura, non enorme per essere un buttafuori, che indossa sempre lo stesso maglione di lana marrone e un baschetto di pelle nera un po' inclinato sul capo. E' scuro, probabilmente del posto, in mezzo alla faccia campeggia un naso arrogante e storto che lo fa somigliare ad un pugile suonato. Tra le labbra carnose e un po' pendule tiene sempre uno stuzzicadenti. Ti guarda con i suoi occhi annebbiati e biascica qualcosa mentre gli allunghi i mille riyal necessari per entrare. Dietro di lui un altro personaggio, più anonimo, ha provveduto a perquisirci in caso volessimo sparare a qualcuno. Ah, ho dimenticato di dire che le donne entrano gratis...
Entriamo che mancano pochi minuti alla mezzanotte. La prima impressione è quella del tipico locale dove se guardi uno ti arriva una coltellata. Mi dirigo verso il bancone e noto subito un cartello che recita: "In God we trust. Others pay cash". Arriva a servirmi una donna, presumibilmente russa, e le chiedo una birra per la "modica" cifra di ottocento riyal (circa tre euro per una Heineken in lattina). Il locale è pieno, gente di tutte le razze sta seduta ai tavoli a bere e fumare sotto delle tristissime luci rosse che costituiscono la sola fonte di luce, se si esclude la "pista", uno spazio appena sufficiente, con palo per la lap dance in mezzo, per chi desidera lanciarsi in balli mozzafiato su hit di vent'anni fa. Il bartender annuncia il conto alla rovescia: tre, due, uno...Buon anno! Per aggiungere pathos inizia a smanettare con una luce del palco, e parte "I will survive" di Gloria Gaynor. Segue "keep your hat on" di Joe Cocker"... Gli avventori sono scalmanati, chi si lancia in impressionanti acrobazie di break dance, chi si cimenta in balli più convenzionali, chi preferisce la compagnia di alcune simpatiche donne di colore che vivacizzano l'atmosfera del locale. Nella penombra noto un tizio che ho soprannominato "il mercante d'armi". Un nero enorme, in giacca e cravatta, con una pancia che metteva a dura prova i bottoni della camicia. Il suo tavolo era letteralmente circondato di prostitute, a cui offriva da bere e alle quali chiedeva in cambio qualche palpata di culo.
Mi metto a contare i soldi per prendere un drink, quando sento una pressione contro il braccio sinistro, mi accorgo che una delle puttane che stavano al bancone a guardarci si è avvicinata, probabilmente pensando che volessi qualche servizio... appena me ne rendo conto scoppio a ridere insieme agli altri. Lei capisce e se ne va.
In realtà il posto è molto variamente frequentato, c'è gente delle ambasciate, studenti, gente ricca, più o meno squattrinata, professori a vario titolo, filibustieri, piantagrane, papponi, puttane e ruffiani. Ballando è possibile rimorchiare una troia o più semplicemente conoscere qualcuno che ti lascia il suo biglietto da visita perchè magari gestisce un albergo o un'agenzia di viaggi. Il tutto in un amalgama che in fondo fa piacere vedere perchè ha tutti i colori della vita e sa di porto di mare.
Il mercoledì, che qui è prefestivo, l'entrata costa meno, e il "club russo" è un po' meno frequentato. Le prostitute se ne stanno sedute ai tavoli, fumando sigarette con aria annoiata, lo sguardo un po' blasé mentre adocchiano i potenziali clienti. Bicchiere sempre in mano, sorseggiano qualche ottimo superalcoolico proveniente da Djibuti, per cui la definizione di "veleno" mi pare appropriata. Dallo stereo provengono sempre le stesse vecchie canzoni, (non è che a Capodanno la playlist fosse diversa), una delle ragazze si alza, prende per mano un'amica, e le due si lanciano sulla pista muovendosi sinuosamente, sotto gli occhi famelici di qualche pollo da spennare.

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